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PUBALGIA: EFFETTI BENEFICI DELLA MAGNETOTERAPIA

Pubalgia: sintomi, cause, rimedi e cura

Pubalgia: sintomi, cause, rimedi e cura

Cos’è la pubalgia?      

È una sindrome caratterizzata dalla percezione di dolore in sede inguinale e/o pubica e/o sulla faccia interna delle cosce.

È considerata una patologia da sovraccarico, ossia causata da:

  • microtraumi che si ripetono nel tempo;
  • patologie muscolari e tendinee;
  • patologie ossee ed articolari;
  • patologie infettive e tumorali.

È riscontrata comunemente in alcune categorie di sportivi che effettuano cambi repentini di direzione, scatti, corsa (ad es. calciatori, ciclisti, pattinatori, pallanuotisti) ed in soggetti che, per l’attività svolta quotidianamente, sono esposti a movimenti che possono favorire la comparsa di dolore acuto in sede pubica o della piega inguinale.

Sintomi

La pubalgia acuta può manifestarsi improvvisamente, causando l’immediata interruzione del movimento e, dato l’elevato rischio di cronicizzazione, è molto importante intervenire ai primi sintomi.

Nella fase iniziale si presenta con un dolore muscolo-tendineo, che può essere avvertito:

  • nella zona pubico-inguinale;
  • nell’interno coscia;
  • raramente al fianco.

Successivamente la sintomatologia dolorosa può essere avvertita nella zona del perineo e degli organi genitali (dolore irradiato).

Un sintomo associato è la sensazione di incompleto svuotamento vescicale (tenesmo vescicale), che costringe chi ne è colpito ad andare quasi continuamente ad urinare, anche se la vescica è completamente vuota.

Si avverte dolore soprattutto al mattino o comunque quando il muscolo interessato è freddo ed è sottoposto a contrazione, mentre tende a regredire con l’attività fisica.

A seconda dell’intensità dei sintomi, la gravità della pubalgia può essere:

  • di I GRADO: il dolore è lieve, con poca perdita di forza o movimento;
  • di II GRADO: il dolore è moderato, con perdita di forza da lieve a moderata e con alcuni danni ai tessuti;
  • di III GRADO: il dolore è severo, con grave perdita di forza e funzionalità a causa di una rottura completa del muscolo.

Tipologie di pubalgia

Dal punto di vista clinico, possono essere diagnosticati tre tipi di pubalgia:

  • TENDINOPATIA INSERZIONALE: è causata da microtraumi ripetuti a carico dei muscoli adduttori della coscia e dei muscoli addominali, dove si crea infiammazione.
  • SINDROME SIFISIARIA: è dovuta a microtraumi che creano una disfunzione a livello della sinfisi pubica, provocando instabilità del bacino. È una condizione tipica nelle donne in gravidanza. In questo caso specifico, la zona della sinfisi pubica viene sollecitata per sopportare il peso del pancione ed i cambiamenti posturali delle future mamme.
  • SINDROME DELLA GUAINA DEL RETTO ADDOMINALE: è causata dallo stiramento del nervo perforante a seguito di una lesione della fascia muscolare superficiale dei muscoli addominali.

Cause della pubalgia

In base al monitoraggio della letteratura medica sono state identificate circa 72 cause.

La principale è il sovraccarico funzionale, associato ai microtraumi ripetuti nel tempo, dovuto ad un allenamento molto intenso a carico dei muscoli adduttori della coscia e degli addominali e alla ripetizione eccessiva di alcuni movimenti.

Altre cause sono:

  • problemi alle articolazioni congenite e/o degenerative;
  • malattie del piede;
  • alterazioni della curvatura della colonna vertebrale;
  • traumi subiti a carico di bacino o ginocchio;
  • alterazione dei muscoli dell’addome a seguito di interventi chirurgici;
  • uso di calzature inadeguate;
  • sovraccarico muscolare derivato da vizi posturali.

Una possibile causa di pubalgia può essere connessa al rapporto tra denti, malocclusione e postura: la presenza di precontatti dentali, infatti, genera tensioni muscolari con conseguenti ripercussioni su tutto il sistema posturale.

L’obesità è uno dei pochi fattori di rischio noti.

Pubalgia ed eventuali complicazioni

Non esistono gravi rischi per il paziente affetto da pubalgia, se non quello di andare incontro a cronicizzazione del problema, ovvero trasformare l’infiammazione da acuta a cronica, con una durata superiore a 12 settimane.

Pubalgia in gravidanza

Durante la gravidanza è molto comune sviluppare pubalgia, a causa dell’aumento di produzione dell’ormone relaxina, che prepara la donna al travaglio e al parto, favorendo una trasformazione delle caratteristiche delle articolazioni.

Si tratta di un problema non grave, ma sicuramente fastidioso per un organismo già sottoposto a numerose forme di stress.

Si manifesta di solito intorno al terzo trimestre con una sensazione di fastidio a pube e basso ventre.

Alcune future mamme, mentre camminano o quando si rigirano nel letto, avvertono dolore vero e proprio, spesso associato a mal di schiena, dovuto all’aumento di peso del pancione.

In tal caso, trattandosi di donne gravide, la scelta di farmaci è limitata e l’eventuale somministrazione necessita di prescrizione medica.

La prognosi è positiva in ogni caso, sia per la mamma che per il feto (che non è minimamente interessato dall’infiammazione), in quanto la pubalgia tende a sparire dopo il parto, senza necessità di cure ulteriori.

Quando contattare il medico

La pubalgia non è l’unica malattia che interessa la zona pubica, pertanto, per la formulazione di una corretta diagnosi e l’impostazione di un’eventuale terapia, è buona norma contattare uno specialista, un fisiatra o un ortopedico, che procederà:

  • prima all’ANAMNESI, ossia alla raccolta di dati importanti ai fini della diagnosi (quando è comparso il dolore, tipo di sport praticato, altri sintomi, precedenti di pubalgia, ecc.);
  • dopo, all’ESAME OBIETTIVO, utile a rilevare dolore irradiato alla coscia (sia internamente che nel retro) e la presenza di muscoli adduttori contratti, tesi e dolenti alla palpazione.

Lo specialista, per la conferma del sospetto di pubalgia, può eseguire in ambulatorio anche il test di provocazione, allo scopo di far emergere il dolore attraverso la palpazione, distrazione e contrazione contro resistenza.

Inoltre, nell’ottica di una corretta diagnosi differenziale, andranno escluse altre patologie con sintomi parzialmente sovrapponibili (patologie testicolari, contratture, strappi muscolari, ernie) mediante alcune indagini strumentali come:

  • la radiografiadel bacino, per evidenziare eventuali fratture o alterazioni del pube, del bacino e del femore;
  • l’ecografia, per escludere la presenza di un’ernia inguinale ed individuare aree di flogosi ed ematomi;
  • la risonanza magnetica, per esplorare in modo dettagliato la situazione ossea, le strutture muscolari e tendinee.

Trattamento della pubalgia

Nella fase acuta l’obiettivo principale è la riduzione della flogosi (infiammazione) e della sintomatologia algica (dolore).

La pubalgia si tratta con il riposo, che può andare, a seconda dei casi, da 2-3 settimane a qualche mese, sino alla regressione della sintomatologia dolorosa ed al recupero totale.

Possono lenire il dolore:

  • impacchi freddi, 2-3 volte al giorno, anche se non tutti gli esperti concordano sul reale beneficio;
  • antinfiammatori: ad es. l’ibuprofeneo il diclofenac o farmaci ad uso topico (creme) o da assumere per via orale (compresse/bustine).

Molto raramente e solo in caso di prescrizione medica, è possibile ricorrere a brevi cicli di terapia cortisonica.

Nella fase cronica della pubalgia il trattamento prevede il rinforzo della muscolatura addominale. Si deve attuare un programma specifico di:

  • stretching dei muscoli coinvolti;
  • tonificazione muscolare, soprattutto del retto muscolare;
  • allungamento e rilassamento degli adduttori della coscia;
  • rinforzo degli adduttori della coscia e degli addominali;
  • riabilitazione propriocettiva per favorire la stabilità e l’equilibrio;
  • esercizi per la coordinazione di allungamento della catena cinetica posteriore;
  • rieducazione posturale;
  • rinforzo sinergico della muscolatura addominale, adduttoria e lombare.

Benefici della magnetoterapia

L’utilizzo della magnetoterapia a bassa frequenza è molto utile nella fase post-acuta, poiché rilassa i muscoli che si inseriscono sulla sinfisi pubica, diminuendo le possibilità di rottura nella zona interessata.

Nello specifico, tale tipo di trattamento, dopo una serie di applicazioni ripetute nel tempo, favorisce la riattivazione del microcircolo locale e riduce l’infiammazione, con un conseguente miglioramento della funzionalità.

I benefici risulteranno sicuramente più significativi se alla magnetoterapia viene associata un’adeguata riabilitazione fisico-posturale.

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